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Easy Rider

1969

EasyRiderIndubbiamente un film di importanza storica innegabile, sopratutto per il modo in cui racconta la cultura hippie degli Anni Sessanta, e l’avvicinarsi della sua fine. Nel complesso la trama è inconcludente come ogni lungo viaggio e si avverte fin dalle prime battute il destino tragico dei protagonisti. A differenza di Kerouac, per il quale la strada è sinonimo di Libertà e spazi inesplorati, per i nostri due bikers tutto quello che la striscia di asfalto ha da offrire è indifferenza, paura, violenza e relazioni superficiali: il consumismo è riuscito a corrompere anche la parte migliore dell’America che ormai non riesce più a trovare se stessa, come ricorda la tagline del film. Il punto più alto dell’opera è indubbiamente la breve conversazione tra Billy, Wyatt e George, interpretato da un ottimo Jack Nicholson: “Parlare di Libertà ed essere liberi sono due cose diverse. E’ difficile essere veramente liberi quando vieni venduto e comprato al mercato”. Ormai anche “coloro che vivono con leggerezza” sono costretti a inchinarsi al dio dollaro. Non a caso Wyatt dirà poco dopo: “Se hai i soldi sei libero”. Per il resto il film è indubbiamente lento, a tratti datato ed eccessivamente vago. Ottima la colonna sonora, che ondeggia tra Byrds, Hendrix e Dylan, e le scene panoramiche.

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