Corto Maltese

Una Ballata del Mare Salato

1967 © CONG SA

Una ballata del mare salato appare a puntante, dal luglio 1967 al febbraio 1969, sulla rivista Sgt. Kirk, pubblicata da Fiorenzo Ivaldi. Per il ventesimo anniversario della pubblicazione dell’opera, Pratt riscriverà il fumetto in libro, aggiungendo numerosi interessanti particolari alla trama. [continua a leggere]

Il libro de Una Ballata del Mare Salato (1987) Il libro de Una Ballata del Mare Salato (1987)

Quando Hugo Pratt comincia a disegnare La Ballata nel 1967 non ha ancora visitato l’Oceania e il suo Pacifico viene soprattutto dai libri, dal cinema, dalle carte geografiche e dall'etnografia. Si documenta molto per preparare l'ambientazione, ma il suo obiettivo non è una ricostruzione rigorosa dei luoghi e dei tempi; infatti Pratt prende una maschera della Nuova Britannia, un mito Māori, una parola tahitiana, un'arma samoana o un ornamento melanesiano e li porta nel luogo dove sono funzionali al racconto.

La storia comincia il 1º novembre 1913, nel Pacifico meridionale dopo una mareggiata. Due giovani aristocratici, Pandora e Cain Groovesnore, vengono raccolti dal pirata Rasputin; poco dopo compare, legato a una zattera, un marinaio di nome Corto Maltese. Sullo sfondo ci sono isole melanesiane, ufficiali tedeschi, pirati, popoli del Pacifico e una guerra mondiale che sta per arrivare fino a lì. Come si può constatare dalla lettera che introduce il racconto, Pratt aveva inizialmente pensato a Pandora come al vero centro della storia; ma Corto cresce durante il racconto e finisce per impadronirsene.

Una maschera kavat dei Baining della Nuova Britannia Una maschera kavat dei Baining della Nuova Britannia

Per la trama Pratt riconobbe un debito particolare verso Henry De Vere Stacpoole, autore de La laguna azzurra (The Blue Lagoon, 1908), al quale in seguito dedicò la Ballata. Il romanzo racconta di Dick ed Emmeline, due bambini naufragati su un'isola tropicale del Pacifico che, dopo la morte del marinaio che li aveva accuditi, crescono praticamente soli, imparando a vivere nella natura e infine innamorandosi. È da quel mondo di lagune, barriere coralline e isole separate dalla civiltà che Pratt disse di essersi innamorato dei Mari del Sud.

Ma Stacpoole è soltanto il punto di partenza. La Ballata è piena di altri libri, e la cosa curiosa è che Pratt non si limita a lasciarli dietro le quinte ma li mette nelle mani dei personaggi o nei loro dialoghi. Pratt mescola con maestria e senza particolari gerarchie romanzi d'avventura, poesia, filosofia, cinema, atlanti e manuali militari; la letteratura non viene citata per esibire cultura ma costituisce parte della realtà nella quale vivono i personaggi.

I libri della Ballata

Voyage autour du monde par la frégate du roi La Boudeuse et la flûte l'Étoile

Lo sguardo enigmatico di Rasputin Lo sguardo enigmatico di Rasputin

Il primo lettore che incontriamo è, sorprendentemente, Rasputin. Nelle primissime tavole consulta in francese il Voyage autour du monde par la frégate du roi La Boudeuse et la flûte l'Étoile di Louis-Antoine de Bougainville. Pubblicato nel 1771, è il resoconto della circumnavigazione compiuta dal navigatore francese tra il 1766 e il 1769: Tahiti, Nuove Ebridi, Louisiade, Salomone, Nuova Britannia e altre terre che gli europei stavano ancora cercando di sistemare correttamente sulle carte geografiche.

Umberto Eco, in Geografia imperfetta di Corto Maltese, si è preso la briga di capire quale pagina stia leggendo Rasputin. Il volume è aperto pressappoco sul capitolo V, quello nel quale Bougainville naviga dalle “Grandes Cyclades” verso la Louisiade e raggiunge la Nouvelle Bretagne. È esattamente la zona che interessa a Rasputin, diretto verso la Nuova Pomerania, il nome dato dai tedeschi all'attuale New Britain. Dunque Rasputin, da materialista qual è, non legge Bougainville per fini culturali ma per usarlo come guida geografica.

La mappa tracciata da de Bougainville ("Carte des terres de la Nouvelle Guinée et du passage des françois", 1768) La mappa tracciata da de Bougainville ("Carte des terres de la Nouvelle Guinée et du passage des françois", 1768)

Eco confronta la carta di Bougainville con quella disegnata da Pratt nelle pagine iniziali e scopre che non coincidono, la seconda è più corretta della prima: Rasputin possiede informazioni peggiori del suo autore. Ma questo non deve sorprendere, dopotutto, la storia della cartografia del Pacifico è piena di isole viste una volta, collocate male e poi cercate inutilmente per decenni. La longitudine era difficile da calcolare e gli stessi arcipelaghi potevano comparire sotto nomi e coordinate differenti.

La mappa usata da Pratt nel fumetto non coincide con quella usata da Rasputin per navigare La mappa usata da Pratt nel fumetto non coincide con quella usata da Rasputin per navigare

Una prova di questo è che Pratt colloca Escondida a 19° Sud e 169° Ovest, poco lontano dall’Isola di Tanna. Eppure navi e sommergibili che dovrebbero dirigersi lì compiono movimenti difficili da conciliare con quelle coordinate: a un certo punto un ufficiale tedesco sembra considerarsi quasi arrivato quando, stando ai riferimenti topografici da lui menzionati, si trova ancora a migliaia di chilometri di distanza.

E anche il tempo si deforma: Pandora e Cain vengono catturati il 1° novembre 1913, ma arrivano a Escondida quando la guerra europea è già cominciata nell'agosto 1914. In poche pagine e qualche dialogo trascorre quasi un anno.

Bisognerà quindi concordare con Umberto ecco quando scrive che “nella Ballata quasi tutti si perdono”. L'unico personaggio che va esattamente dove vuole è Tarao, che non usa nessuna carta: osserva stelle, mare e segue uno squalo.

Robinson Crusoe

Quando Cain rimane solo con Tarao, lo chiama Venerdì. Tarao capisce immediatamente il riferimento e gli fa notare che lui non è Venerdì e Cain non è Robinson Crusoe.

Uno dei primi dialoghi tra Cain e Tarao Uno dei primi dialoghi tra Cain e Tarao

Il romanzo di Daniel Defoe, pubblicato nel 1719, racconta di un marinaio naufragato che trascorre ventotto anni su un'isola deserta, costruendosi progressivamente una piccola civiltà. Più tardi salva un indigeno dalla morte, lo chiama Friday e lo trasforma nel proprio compagno e servitore.

Moby Dick

Più avanti nel racconto, Cain racconta a Tarao la storia di Moby Dick di Melville, autore che compare in altri punti della Ballata, come vedremo più sotto.

Il romanzo di Herman Melville, pubblicato nel 1851, segue Ismaele a bordo della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, ossessionato dalla caccia alla gigantesca balena bianca che gli ha strappato una gamba. L’opera è insieme un romanzo marinaresco, enciclopedia della baleneria e racconto sull'ossessione dell'uomo di dominare qualcosa che gli sfugge.

C'è poi un riferimento ancora più nascosto a Moby Dick: mentre Cain racconta la storia di Moby Dick, Tarao lo identifica come Pehee Nuee-Nuee. Un nome molto esotico e che curiosamente compare anche nell’elenco etimologico che precede il romanzo di Melville: PEHEE-NUEE-NUEE, termine usato a Erromango, un’isola delle Vanuatu, per indicare una balena.

Sacro e profano si mischiano ad arte Sacro e profano si mischiano ad arte

È quindi molto probabile che almeno questo frammento di “mitologia oceanica” di Pratt provenga direttamente da Melville. È un bell'esempio del suo metodo creativo: una parola trovata in un vecchio libro entra a far parte del mondo dei personaggi.

Typee

Typee, pubblicato nel 1846, è il primo libro di Melville e nasce direttamente dalla sua esperienza nei Mari del Sud. Nel 1842 Melville disertò la baleniera Acushnet nell'isola di Nuku Hiva, nelle Marchesi, e trascorse alcune settimane nella valle abitata dai Taipi, che gli europei consideravano allora un popolo di cannibali. Nel libro l'esperienza viene dilatata a quattro mesi e trasformata in un racconto a metà tra autobiografia, diario di viaggio e romanzo.

Il protagonista Tommo fugge dalla propria nave insieme al marinaio Toby e si rifugia nella valle dei Typee. Quello che dovrebbe essere il territorio dei temuti “selvaggi” diventa invece una sorta di paradiso ambiguo: Tommo è accolto e curato, si innamora della giovane Fayaway e osserva una società che Melville descrive spesso con maggiore simpatia della civiltà occidentale. Rimane però il sospetto del cannibalismo e soprattutto la sensazione che Tommo, ospite privilegiato, sia anche prigioniero e non possa lasciare liberamente la valle.

Il libro ebbe enorme successo perché presentava la Polinesia non soltanto come scenario esotico, ma come un mondo vivo con le sue leggi e la sua cultura. Melville critica apertamente missionari, colonialismo e la presunta superiorità della società europea. È un atteggiamento che ritroviamo anche in Pratt: nella Ballata, ad esempio, il confine tra “civilizzati” e “selvaggi” viene continuamente rovesciato.

Omoo

Omoo, pubblicato l'anno successivo nel 1847, comincia praticamente dove finisce Typee. Melville lascia le Marchesi su una baleniera australiana, la Julia, il cui equipaggio è malato, indisciplinato e ormai vicino all'ammutinamento. La nave si dirige verso Tahiti; quando i marinai si rifiutano di riprendere la caccia alle balene, vengono arrestati e portati a terra.

Da quel momento il libro assume un tono picaresco. Il narratore e l'eccentrico Doctor Long Ghost vagano per Tahiti e Moorea, vivendo tra marinai, missionari, funzionari coloniali e polinesiani. Se Typee descrive soprattutto una valle relativamente isolata dal mondo europeo, Omoo mostra invece il Pacifico già trasformato dall'incontro tra culture, dove commercio, alcool, religione, amministrazioni coloniali convivono con la società polinesiana.

Melville arrivò a Tahiti proprio mentre la Francia stava imponendo il proprio protettorato sull'isola, e dedica diverse pagine alle conseguenze della colonizzazione e dell'attività missionaria. Non idealizza completamente la società polinesiana, ma è molto critico verso gli europei che pretendono di “civilizzarla”.

Pandora e Melville Pandora e Melville

Quando Pratt disegna Pandora sdraiata sui volumi di Typee, Omoo e Moby Dick, non sta semplicemente rendendo omaggio al più celebre scrittore americano del mare, sta indicando tre diverse facce del Pacifico letterario che alimenta la Ballata: l'isola apparentemente incontaminata di Typee, il mondo coloniale e cosmopolita di Omoo, e il mare mitico e smisurato di Moby Dick.

Benito Cereno

Terzo romanzo di Melville, pubblicato a puntate nel 1855 e poi raccolto nei Piazza Tales nel 1856. La storia è tratta dal diario del capitano americano Amasa Delano che nel 1805 incontrò al largo del Cile una nave spagnola sulla quale gli schiavi africani si erano ammutinati e avevano preso il controllo dell'equipaggio. Nel racconto Delano sale a bordo della San Dominick e trova il capitano Benito Cereno costantemente seguito dal suo servitore Babo. Per ore interpreta ciò che vede secondo i propri pregiudizi, senza capire che Babo è in realtà il capo della rivolta e Cereno un ostaggio costretto a fingere che tutto sia normale. Melville trasforma così un'avventura marinaresca in un racconto sull'inganno e sull'incapacità di capire la realtà quando questa non corrisponde alle nostre convinzioni. Tematiche riprese anche ne La Ballata.

Mardi

Con Mardi, and a Voyage Thither, pubblicato nel 1849, Melville abbandona progressivamente il racconto autobiografico di Typee e Omoo e costruisce il suo primo Pacifico interamente immaginario. Il narratore, che assume il nome di Taji, abbandona una baleniera insieme al marinaio Jarl e attraversa il Pacifico su una piccola imbarcazione. Dopo aver incontrato la misteriosa Yillah, Taji la insegue per tutto Mardi, un enorme arcipelago inventato le cui isole diventano progressivamente allegorie di nazioni, religioni, sistemi politici e idee filosofiche. Il romanzo parte quindi dal Pacifico geografico e finisce in un Pacifico mentale.

Parlando di realtà immaginate, nella brevissima prefazione a Mardi, Melville racconta di aver deciso di scrivere un’avventura polinesiana dichiaratamente inventata dopo che Typee e Omoo, nati dalle sue vere esperienze nel Pacifico, erano stati accolti con incredulità. Il gioco era vedere se, questa volta, “la finzione potesse essere presa per verità”.

La libreria ben fornita di Slütter La libreria ben fornita di Slütter

La Bibbia

Siamo così abituati ai riferimenti biblici diventati popolari che quasi non li notiamo. Ma ne La Ballata troviamo Giona e il grande pesce (nella Bibba la parola balena non è usata) dal libro di Giona e anche “le vie del signore sono misteriose”, una reinterpretazione moderna della lettera di San Paolo ai Romani: “Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie”. Infine ci sarebbe il nome di Cain, Caino, colui che per primo uccide suo fratello (Corto Maltese?).

La ballata del vecchio marinaio

Sul sommergibile tedesco di Slütter Cain trova invece La ballata del vecchio marinaio (“The Rime of the Ancient Mariner”) di Samuel Taylor Coleridge, pubblicata nel 1798. È il racconto di un marinaio che uccide senza motivo un albatros e scatena una maledizione sulla propria nave. I compagni muoiono, il mare diventa un luogo immobile e soprannaturale e soltanto il marinaio sopravvive, condannato a raccontare in eterno la propria storia.

Cain e la Ballata di Coleridge Cain e la Ballata di Coleridge

L’edizione di Slütter è in italiano a dimostrazione che i personaggi della Ballata possiedono improbabili biblioteche cosmopolite. E se Cain lo leggesse in inglese, si perderebbe il legame tra la ballata di Coleridge e quella di Pratt: in entrambe il Mare non è soltanto uno scenario, ma una forza quasi viva, capace di decidere il destino degli uomini. L’Oceano Pacifico è infatti il vero protagonista della Ballata, molto più di Corto e di Pandora. Dopotutto, l’incipit del fumetto è narrato dall’oceano in prima persona.

Medea

Alla fine del racconto, Cain paragona la vecchia goletta arenata con la quale Corto Maltese giunse all’isola di Escondida all'Argo, la nave degli Argonauti, e ricorda la tristezza di Giasone nel constatare che le sue avventure sono finite attraverso la Medea di Euripide (scritto ad Atene nel 431 a. C.).

Corto come Giasone Corto come Giasone

In questo libro, che comincia dopo la spedizione degli Argonauti e del Vello d’Oro, si narra della vendetta di Medea contro Giasone. Questi, dopo averla portata con sé dalla Colchide e aver avuto dei figli con lei, decide di abbandonarla per sposare la figlia del re Creonte. Umiliata ed esclusa, Medea si vendica uccidendo i propri figli. La tragedia include quindi i temi del tradimento, della vendetta e del conflitto tra passione e ragione. Nel finale, Medea fugge sul carro del Sole lasciando Giasone distrutto. Il paragone con Pandora e Corto non è poi troppo fantasioso.

Nel testo originale non esiste menzione di Giasone che piange a fianco al relitto, è probabile che Pratt si riferisca a qualche opera teatrale. Però Medea predice a Giasone la sua morte, solitaria e priva di gloria, proprio a causa della sua nave.

Tu invece, com’è giusto, miserabile morirai miserabilmente,
colpito al capo da un frammento della nave Argo,
vedendo l’amara fine delle mie nozze.

I diari di bordo della spedizione di Jean-François Galaup De La Pérouse

Questo paragrafo è dedicato a un diario di bordo non citato nel fumetto ma riportato nel suo adattamento in libro. Pratt gli dedica diversi paragrafi e siccome la sua storia è interessante la riporto brevemente:

La versione inglese del viaggio di La Pèrouse La versione inglese del viaggio di La Pèrouse

Nel 1785 Luigi XVI affidò a Jean-François de Galaup de La Pérouse una delle più ambiziose spedizioni scientifiche del Settecento. L’obiettivo dichiarato era completare e correggere le esplorazioni di James Cook, determinare con precisione latitudini e longitudini migliorando le carte nautiche, raccogliere piante, animali e minerali, descrivere le popolazioni incontrate e valutarne usi e commerci.

La spedizione partì nel pieno del dibattito illuminista sulla condizione dell’uomo naturale e del buon selvaggio, nel quale i pensatori cercavano di determinare se le disuguaglianze e vizi europei dipendessero dalla natura umana o dalla società. Le istruzioni di Luigi XVI riguardo alle interazioni coi nativi erano pertanto molto precise: si ordinava di osservarne "il carattere, i costumi, gli usi, il temperamento, la lingua, il regime e il numero", di conquistarne l’amicizia usando "dolcezza e umanità", evitando per quanto possibile la forza e di cercare, se possibile, di "migliorare la loro condizione" introducendo piante e colture europee.

La Pérouse, dopo alcuni incontri molto negativi sulla costa nordoccidentale americana, polemizza con i filosofi che "descrivono dal loro caldo salotto popoli che non hanno mai incontrato", contestando con vigore l’idea che la vicinanza allo stato di natura renda necessariamente l’uomo migliore.

Dopo il massacro di Tutuila (Samoa), avvenuto l’11 dicembre 1787, in cui furono uccisi il comandante Fleuriot de Langle, il naturalista Lamanon e altri dieci uomini, La Pérouse scrisse da Botany Bay il 7 febbraio 1788: "Sono mille volte più adirato con i filosofi che esaltano tanto i selvaggi che con i selvaggi stessi", ammettendo il fascino che queste popolazioni esercitano sulla spedizione: "Quel povero Lamanon, che essi hanno massacrato, mi diceva il giorno prima della sua morte che quegli uomini valevano più di noi". Il viaggio servì quindi a confutare con l’osservazione diretta uno dei grandi miti intellettuali dell’Europa settecentesca.

Nel libro de La Ballata, il sommergibile tedesco si trova davanti a Vanikoro, nelle Salomone, e Slütter parla con il suo ufficiale Striker. Vedendo l'isola, gli racconta che proprio lì, nel 1788, naufragarono le due navi della spedizione di La Pérouse, La Boussole e L'Astrolabe. Slütter aggiunge che il rischio di essere uccisi, naufragare, morire di scorbuto o di febbre fa parte dell'avventura; l'importante è aver vissuto una vita eccezionale. Un ragionamento profetico, dato che anche lui è destinato a morire romanticamente, affrontando il proprio destino con fatalismo e onore.

La guerra della Ballata

La geografia del racconto può essere elastica, ma il contesto storico è sorprendentemente preciso. Nel 1914 la Germania possiede diversi territori nel Pacifico, tra cui la Nuova Guinea tedesca, la Nuova Pomerania, le Marshall, le Caroline e Samoa. Allo scoppio della guerra queste colonie hanno un valore particolare soprattutto per le loro basi navali e per la rete di stazioni radio che permette alle navi tedesche di comunicare attraverso l'oceano e attaccare le navi inglesi.

Il pacifico colonizzato dai tedeschi Il pacifico colonizzato dai tedeschi

La Gran Bretagna chiede infatti immediatamente ad Australia e Nuova Zelanda di neutralizzarle. Il 29 agosto 1914 truppe neozelandesi occupano la Samoa tedesca e prendono possesso della potente stazione radio di Apia. In settembre gli australiani attaccano la stazione tedesca di Bita Paka, vicino a Rabaul in New Britain: è uno dei primi combattimenti australiani della guerra.

È in questo mondo reale che Pratt inserisce il Monaco, Rasputin e il tenente Slütter. La loro organizzazione piratesca è inventata, ma l'idea di una guerra combattuta per basi nascoste, comunicazioni radio e controllo delle rotte del Pacifico è verosimile.

I miti del Pacifico

Da bambino, leggendo la parte in cui Tarao naviga seguendo lo squalo, restavo affascinato dai nomi e dalle leggende che vengono menzionati. Sapevo che non erano scelti a caso, ma non avevo ancora la capacità di ricercarne le fonti. Ora che sono cresciuto, ancora ben lontano dall’essere un esperto di epica polinesiana, mi devo limitare a leggere quello che altri hanno scritto al riguardo e riarrangiarlo in maniera coerente.

I miti narrati da Tarao mentre naviga I miti narrati da Tarao mentre naviga

Tainui, Tokomaru e Te Arawa

Iniziamo con il concetto fondamentale di waka, che significa letteralmente canoa. Nei racconti epici si distinguono le waka hourua, le grandi navi a doppio scafo usate pe le traversate oceaniche. Nella tradizione Māori, Tainui, Tokomaru e Te Arawa sono tre di queste. Ogni waka ha un capitano, ad esempio Tainui, e per estensione, la sua discendenza (indicata con il termine iwi, che significa ossa) si chiama waka Tainui.

Pratt cita le tre grandi canoe insieme probabilmente basandosi sulla teoria della Grande Flotta, proposta all’inizio del Novecento dall’etnografo S. Percy Smith che aveva raccolto diverse tradizioni Māori in un unico racconto: secondo la sua ricostruzione, nel 1350 sette grandi waka — Aotea, Kurahaupō, Mataatua, Tainui, Tokomaru, Te Arawa e Tākitimu — sarebbero partiti insieme dalla Polinesia per colonizzare la Nuova Zelanda.

Questa versione fu accettata e insegnata per decenni, ma oggi è considerata una semplificazione artificiale di tradizioni indipendenti. Archeologia, datazioni al radiocarbonio e genetica indicano che gli antenati Māori arrivarono dalla Polinesia orientale in momenti diversi. Le tradizioni dei singoli waka restano centrali per l’identità Māori ma è stata abbandonata l’idea che tutte queste canoe costituissero una singola flotta storica partita nello stesso momento.

Qualche vignetta più sotto, Tarao menziona Te Arawa come se fosse un antenato e non la canoa usata per la traversata. Probabilmente Pratt la confonde con il grande antenato di nome Tamatekapua.

Māui e Kupe

Māui e Kupe, appartengono a due livelli diversi della tradizione polinesiana e Māori: il primo è noto per aver “pescato” l’isola nord della Nuova Zelanda (Aotearoa, ovvero “terra della lunga nube bianca”), per questo indicata anche con il nome Te Ika-a-Māui (“Il pesce di Māui”). Il secondo è uno dei primi antenati polinesiani ad averla raggiunta ed esplorata. Kupe parte da Hawaiki, la terra ancestrale da cui partirono gli antenati e la sua canoa è generalmente chiamata Matahorua.

I moa

Il dipinto di un moa Il dipinto di un moa

I moa erano grandi uccelli non in grado di volare, endemici della Nuova Zelanda e oggi estinti. Ne esistevano diverse specie: alcune erano relativamente piccole, altre, come il moa gigante (Dinornis), potevano superare i tre metri d’altezza. Non avevano ali funzionali e occupavano nicchie ecologiche simili a quelle dei grandi erbivori terrestri.

Quando gli antenati Māori arrivarono in Nuova Zelanda, nel XIII secolo, i moa erano ancora numerosi e venivano cacciati per la carne, le ossa e le piume. La caccia intensa e la distruzione del loro habitat li fecero estinguere in pochi secoli.

Lo squalo Mao

E’ il nome dello squalo protettore dei polinesiani, è a volte è considerato sia come antenato che come guida. Il nome stesso è una semplificazione del polinesiano ma’o che significa proprio “squalo”. In Māori il termine affine è mangō che però non può venir usato in italiano senza creare associazioni con il frutto tropicale.

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