Germania, Deutschland

La vita è troppo lunga per non imparare il tedesco

Germania, Deutschland

È difficile scrivere qualcosa di significativo su un paese vasto e complesso come la Germania, le cui sorti hanno ormai da secoli influenzato, nel bene e nel male, la storia e la cultura europea. Fortunatamente, esattamente come accade per l’Austria, ho passato molto tempo in questa nazione e in compagnia dei suoi abitanti. Essendo queste esperienze disperse nel corso degli anni procederò a descriverle in ordine cronologico e geografico.

Inizio la mia entusiasmante relazione con i paesi di lingua tedesca ad undici anni: i miei genitori, certo non prevedendo quali conseguenze questa loro scelta avrebbe potuto avere sul mio futuro, decidono di iscrivermi a una scuola media che contempla, oltre all’insegnamento dell’inglese, anche quello del tedesco. La qualità delle didattica è abbastanza scarsa ma la docente, nonostante le caotiche lezioni, riesce a trasmettermi la sua passione per questa complicata lingua nonché a farmi imparare a memoria almeno duecento sostantivi con relativo articolo (il tedesco possiede ben tre generi, maschile, femminile e neutro, che vengono poi declinati in quattro casi. Ovviamente gli articoli hanno ben poco in comune con i nostri essendo ad esempio “cavallo” neutro e “sedia” maschile).

La dolcezza della lingua tedesca è spesso fraintesa e dileggiata dai non madrelingua La dolcezza della lingua tedesca è spesso fraintesa e dileggiata dai non madrelingua

Volendo trasmutare questa costruzione in italiano si potrebbe prendere ad esempio un verbo come con-dividere:
Io divido la mia torta con (indicativo)
Devo la mia torta condividere (uso con verbo modale)
Ovviamente, in molti casi, uno deve attendere la preposizione finale per potere essere certo del senso della frase: “Ich bringe dich” seguito da “um” significa “ti ammazzo” mentre seguito da “mit” significa “ti porto con me”). Al proposito ho una mia particolare teoria che mette in correlazione le numerose sconfitte di guerra subite dai tedeschi alla loro complicata lingua (immaginate che la radio venga colpita a metà frase...).

Mappa dell'Impero Tedesco (in blu il Regno di Prussia durante la sua massima espansione) Mappa dell’Impero Tedesco (in blu il Regno di Prussia durante la sua massima espansione)

Durante il mio anno di Erasmus a Linz, in Austria, verrò per la prima volta a conoscenza delle non proprio cordiali relazioni che intercorrono tra i due paesi di lingua tedesca: i tedeschi rimproverano agli austriaci di aver fatto credere al mondo che Beethoven fosse austriaco e Hitler tedesco (il compositore romantico è nato a Bonn mentre il dittatore del Terzo Reich a Braunau am Inn, sull’attuale confine tra Baviera e Alta Austria). Similmente gli austriaci, che usano per i tedeschi il nomignolo di Piefke, accusano i vicini di non essere nemmeno in grado di scriversi un proprio inno nazionale (la musica della “Deutschlandlied” è stata infatti composta dall’austriaco Joseph Haydn nel 1797 per il compleanno dell’imperatore Francesco II d’Asburgo e venne usato come inno del Sacro Romano Impero e successivamente dell’Impero Austriaco fino al 1918).

La Monorotaia di Wuppertal (Wuppertaler Schwebebahn), la più antica monorotaia del mondo La Monorotaia di Wuppertal (Wuppertaler Schwebebahn), la più antica monorotaia del mondo

Aldilà di questi scherzosi rimbrotti, le differenze, sia culturali che linguistiche, tra i due paesi sono notevoli. Un punto di contatto tra le due culture è rappresentato dallo stato tedesco della Baviera che è spesso considerato come una via di mezzo tra l’Austria e gli stati più a nord. Più nello specifico, le diversità tra i Bundesland tedeschi sono eredità del faticoso processo di unificazione del paese, per molti aspetti simile a quello italiano: numerosi ducati e piccoli regni indipendenti, parte integrante del Sacro Romano Impero fino alla vittoria di Napoleone del 1806, vennero “inglobati” nella sfera di influenza dello stato più forte, la Prussia. I territori dell’Impero Tedesco comprendevano buona parte dell’attuale Polonia, Lituania e una piccola porzione della Repubblica Ceca (ai tempi parte dell’Impero Austro-Ungarico). Il paese verrà poi ridimensionato in seguito alle due guerre mondiali e all’esplusione dei cittadini di lingua tedesca dai paesi confinanti.

Brezel, senape e würstel sono universalmente associati alla cucina tedesca. Curiosamente alcuni tipi di Würstel sono soprannominati "Wiener" (che significa viennese ma anche abitante di Vienna) in Germania e "Frankfurter" (abitante di Francoforte) in Austria Brezel, senape e würstel sono universalmente associati alla cucina tedesca. Curiosamente alcuni tipi di Würstel sono soprannominati “Wiener” (che significa viennese ma anche abitante di Vienna) in Germania e “Frankfurter” (abitante di Francoforte) in Austria

Conseguito il mio bachelor al Politecnico di Milano riesco ad aggiudicarmi una borsa di studio per un doppio master tra Trento e Bonn. Nel capoluogo trentino abito in uno studentato e faccio amicizia con un gruppo di tedeschi che si trova a studiare lì per sei mesi. Le difficoltà di integrazione per molti di loro sono evidenti: Friede, una ragazza molto piazzata originaria della Pomerania, non è affatto intenzionata a imparare la lingua locale ed è in crisi costante a causa della deludente organizzazione universitaria. Christian, proveniente dall’Assia, passa buona parte del tempo a lagnarsi delle condizioni della sua stanza (di certo non a torto, visto che ci piove dentro). Michael, suo compagno di stanza, mi farà notare con un ghigno che “lamentarsi è lo sport nazionale tedesco”. Molto più rilassate sono invece Iris e Rebekka le quali, avendo alle spalle diverse esperienze di viaggio, affrontano con un sorriso i numerosi disguidi italiani. Similmente si comporta la saggia Miriana, originaria della Svevia, che è ben conscia dei pregi e dei difetti del Belpaese, avendoci vissuto per diversi anni e padroneggiandone la lingua.

Rostock, città più grande del Mecklenburg Rostock, città più grande del Mecklenburg

Memorabili sono le numerose serate passate in compagnia degli amici dello studentato San Bartolameo a cantare e cucinare e, anche se inizialmente un po’ sospettosi, i giovani tedeschi diventano un elemento immancabile delle feste nella cucina del piano anche grazie alle loro fornite riserve di birra e notevoli doti culinarie: i genitori di Theresa, venuti a visitare la figlia, portano con loro litri di birra e distillati di vario genere, e invitano tutti gli amici del piano ad una serata “bavarese” a base di Würstel e Pretzel. In un’indimenticale cena, Miriana preparerà per una ventina di persone degli ottimi Käsespätzle, un piatto tipico del sud della Germania simile a degli gnocchi allungati.

L'altissimo Duomo di Ulm L’altissimo Duomo di Ulm

Con Miriana stringerò un’intensa e duratura amicizia e sarò ospite della sua squisita famiglia nella piovosa estate nel 2010. Grazie alla sua preziosa guida riuscirò così ad apprezzare alcuni aspetti della cultura locale, primo fra tutti la lingua: “Wir können alles. Außer Hochdeutsch” (“Sappiamo fare tutto. Tranne parlare tedesco standard”) è infatti il motto dello stato del Baden-Württemberg, del quale la Svevia fa parte. Il dialetto locale, in genere indicato come Schwäbisch, è davvero peculiare e mi conquista un suo complicato scioglilingua: “Dr Pabschd hot’s Schbätzlesbschdegg zschpäd bschdelld.” (“Il Papa ha ordinato troppo tardi le posate per mangiare gli spätzle”).

La famiglia di Miriana risiede nel paesino di Elchingen, amministrativamente appartenente allo stato della Baviera ma culturalmente svevo. La Grande Storia è passata anche di qui: nei campi presso il monastero si combattè infatti nel 1805 la Battaglia di Elchingen tra le truppe di Napoleone e quelle austriache. La vittoria dei francesi venne celebrata a tal punto che il nome del paesino è inciso sull’Arco di Trionfo di Parigi insieme alle altre vittorie militari delle guerre napoleoniche.

Il Monastero di Elchingen, sede dell'omonima battaglia Il Monastero di Elchingen, sede dell’omonima battaglia

La città più vicina, Ulm (o Ulma in italiano) è nota per ospitare la chiesa più alta del mondo, il cui campanile si distingue chiaramente anche da decine di chilometri di distanza. Tra le personalità di spicco nate a Ulm figura Albert Einstein, al quale è dedicata una piccola stele posta sul punto in cui sorgeva la sua casa. Come molte altre città tedesche, Ulm è stata in buona parte distrutta durante i bombardamenti nel 1944 e successivamente ricostruita. Nonostante questo, il centro storico è molto gradevole anche se a volte edifici moderni come la piramidale biblioteca pubblica si alternano a costruzioni storiche rovinando l’uniformità delle architetture. Notevole è il municipio le cui pareti esterne sono abbellite da affreschi risalenti al Rinascimento. Tra questi spiccano gli stemmi delle città che si affacciano sul Danubio, sottolineando l’importanza che il fiume ha avuto nella storia della città e nella sua economia.

Il Municipio di Ulm e isuoi affreschi (dettaglio) Il Municipio di Ulm e isuoi affreschi (dettaglio)

Il periodo della mia visita in Svevia coincide anche con il rituale del Schwörmontag (“Lunedì del Giuramento”), forse la più importante celebrazione cittadina, durante la quale il sindaco e il consiglio municipale giurano fedeltà uno all’altro. Questa tradizione risale al 1397 e venne introdotta per sedare i dissapori sorti tra le corporazioni e i nobili della città. A questa celebrazione più istituzionale segue la Nabada, una specie di carnevale fluviale, durante il quale imbarcazioni più o meno artigianali con allegorie e parodie di episodi della vita cittadina o regionale dell’ultimo anno discendono il Danubio. L’atmosfera è davvero festosa e il pubblico partecipa dalle sponde del fiume salutando e incitando gli improvvisati marinai.

Il rituale della Nabada a Ulm Il rituale della Nabada a Ulm

In compagnia di Miriana visito un paio di altre città della Svevia: Stoccarda, capitale dello stato federale e sede delle case automobilistiche Porsche e Mercedes-Benz, ha relativamente poco da offrire a livello turistico, essendo stata ricostruita senza dare particolare attenzione agli edifici storici. Despina, una mia amica greca che lavora in una cittadina poco lontana, si offre di farci da guida e insieme raggiungiamo la Torre Televisiva, la prima costruita in Germania. Da qui si gode una bella vista sulle colline e i vigneti che circondano la città.

Tübingen e il fiume Neckar Tübingen e il fiume Neckar

A Tübingen, città universitaria con la più bassa età media della Germania, incontriamo invece Laura, un’amica di Miriana, insieme alla quale visitiamo la gradevole area pedonale del centro e passeggiamo lungo il romantico promenade del fiume Neckar. Così come da noi si tende ad annotare ogni luogo in cui Giuseppe Garibaldi abbia messo piede, in Germania questa usanza si applica a Goethe, famoso scrittore e viaggiatore. Il suo editore risiedeva proprio a Tübingen, nella Casa Cotta, affacciata sui canali di scolo delle fogne. Così, mentre un cartello sulla porta della casa informa il visitatore che “Qui ha vissuto Goethe”, un altro cartello posto su una finestra del primo piano prospiciente la fogna informa: “Qui ha vomitato Goethe”.

Il Mulino di Blautopf Il Mulino di Blautopf

Visitiamo ancora Blautopf (letteralmente “Pentola Blu”), la sorgente del fiume Blau, tributario del Danubio, situata a una ventina di chilometri da Ulm e particolarmente nota per il colore azzurro delle sue acque. Ci concediamo quindi una gita verso Sud raggiungendo in un paio d’ore il Lago di Costanza e le cittadine di Meersburg e Maurach, con la sua splendida abbazia.

La mia ultima sera in Svevia trascorre felicemente con un’ottima cena alla quale partecipano alcuni amici di Miriana e i suoi genitori, Jörg e Karin. Jörg è un buon chitarrista e mi fa conoscere la bellissima “Gute Nacht, Freunde” di Reinhard Mey, forse il più rappresentativo cantautore tedesco del dopoguerra. Insieme suoniamo quindi “Wind of Change”, famosa canzone del gruppo rock tedesco degli Scorpions che celebra la fine della Guerra Fredda e di conseguenza la caduta del Muro di Berlino.

Il Castello di Meersburg e, in lontananza, il Bodensee (Lago di Costanza) Il Castello di Meersburg e, in lontananza, il Bodensee (Lago di Costanza)

Pur sapendo quanto sia delicato l’argomento, non riesco a resistere al desiderio di domandare ai genitori di Miriana il loro ricordo personale di quell’avvenimento: “Cosa ricordate di quella sera del 9 Novembre 1989?”. L’atmosfera nella stanza cambia immediatamente: i giovani si mettono in silenzioso ascolto, (forse nessuno di loro ha mai fatto questa domanda ai propri genitori) mentre i due adulti si guardano brevemente negli occhi come a decidere chi debba rispondere per primo.

Jörg si gira quindi verso di me e i suoi occhi, tradendo una certa commozione, rincorrono quegli eventi che, nell’Europa multiculturale di oggi, sembrano appartenere a un tempo remoto: “Devi capire che nessuno di noi tedeschi si aspettava di poter testimoniare un evento simile, per lo meno nessuno della mia generazione. Proprio qualche mese prima Honecker, il leader della Germania dell’Est, aveva dichiarato che il Muro ‘sarebbe rimasto per almeno cinquanta o cento anni’. Da mesi si parlava di manifestazioni pacifiche e l’apertura delle frontiere tra Ungheria e Austria era certo un segnale incoraggiante. Ma che da un giorno all’altro avrebbero deciso di rimuovere il confine tra i due paesi, per giunta annunciandolo in un’intervista, era davvero inaspettato.”

10 Novembre 1989: I soldati della Germania dell'Est controllano i manifestanti dall'altra parte del Muro 10 Novembre 1989: I soldati della Germania dell’Est controllano i manifestanti dall’altra parte del Muro

“Guardavamo il telegiornale delle otto di sera” aggiunge Karin “ dedicato alla conferenza stampa nella quale un oscuro portavoce politico della Germania dell’Est annunciava beatamente che, per quanto ne sapesse, le frontiere erano da aprirsi ‘con effetto immediato e senza ritardi’. E un paio d’ore più tardi c’erano queste riprese dei soldati di Berlino Est che lasciavano passare i manifestanti e la gente di Berlino Ovest che li aiutava a scavalcare il Muro tra abbracci, danze e saluti”.

“I mesi successivi furono particolarmente divertenti” continua Jörg “perchè, nell’ambito dei progetti di integrazione tra le due Germanie, alle Ferrovie Tedesche, dove lavoro, arrivarono numerosi colleghi dell’Est, abituati a tecnologie e metodi del tutto diversi. Fu un’esperienza davvero interessante collaborare con loro e ascoltare i racconti di come le cose andassero dall’altra parte. A parlarne oggi sembra passato un secolo!”.

Il panorama di Monaco di Baviera Il panorama di Monaco di Baviera

Continuo il mio viaggio estivo verso Est, raggiungendo Monaco, dove sarò ospite di Mattia, un caro amico originario di Arco, Trentino, che sta facendo la doppia laurea nella capitale bavarese. Monaco è una delle città più prospere del paese ed è un punto di riferimento per la tecnologia, l’istruzione e l’economia europea. Proprio a causa dei suoi elevati standard di vita e alla sua centenaria storia di ducato e successivamente regno indipendente, buona parte dei suoi abitanti si considerano diversi dal resto dei tedeschi e tendono a sottolineare questo fatto riferendosi spesso alla Baviera come loro paese di origine. I bavaresi parlano anche un dialetto abbastanza marcato, simile a quello del Salisburghese e dell’Alta Austria, rendendoli facilmente riconoscibili ai connazionali di altri stati.

Marienplatz, la piazza centrale Marienplatz, la piazza centrale

La prima cosa che noto nei dedali della metro della città e la costante presenza di poliziotti e sorveglianti. “È una specie di stato di polizia” confermerà Mattia a breve “e non a caso Monaco ha un tasso di criminalità molto basso. D’altra parte, però, uno si sente sempre sotto controllo.”. A tal proposito l’amico Johannes, uno studente di metereologia conosciuto ad Amburgo, mi farà notare che la Baviera è “cara a chi sa apprezzare il suo spirito conservatore”. Nelle diverse conversazioni avute con gli abitanti di questo stato ho potuto a volte notare un atteggiamento ambiguo, o comunque non tanto indignato come in altri stati, nei confronti del passato nazionalsocialista.

Il Castello di Neuschwanstein Il Castello di Neuschwanstein

Monaco è infatti stata sede del primo tentativo di colpo di stato di Hitler e per questo motivo conobbe un grande splendore durante il Terzo Reich. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Baviera ha ospitato diversi criminali di guerra, come Klaas Carel Faber e Albert Kesselring, proteggendoli indirettamente da indagini internazionali. Al contrario Oskar Schindler, imprenditore nazista noto per aver salvato oltre un migliaio di ebrei dai campi di sterminio, non riuscì a rimanere a lungo in Baviera dopo la guerra, anche a causa delle ripetute vessazioni subite da alcuni dei suoi concittadini che lo consideravano un traditore. Anche per questo, nonostante i numerosi poli internazionali, la Baviera appare a tratti molto provinciale, intrappolata in un’idendità a volte difficile da comprendere.

Schloss Nymphenburg, Monaco di Baviera Schloss Nymphenburg, Monaco di Baviera

Numerosi sono gli edifici e i monumenti di interesse culturale e storico di Monaco tra i quali spiccano certamente la piazza centrale (Marienplatz) con il Nuovo Municipio, l’iconica Frauenkirche e il curatissimo Hofburg, la residenza imperiale. Da non perdere è anche l’immenso Deutsches Museum, il più grande museo della tecnica del mondo che annovera tra le sue collezioni esemplari originali di aerei e treni. Monaco ospita anche diverse università, in particolare la Ludwig Maximilian (LMU), una delle più antiche e prestigiose del paese. Durante la Seconda Guerra Mondiale la LMU è nota anche per essere stata teatro delle azioni della Rosa Bianca, un gruppo di studenti che cercavano di far filtrare notizie fattuali sul disastroso andamento della Campagna di Russia, denunciando i crimini del regime nazista. Identificati dalla Gestapo, i giovani componenti del gruppo vennero condannati a morte per decapitazione sebbene il reato più grave che si potesse loro imputare fosse la distribuzione di volantini “sovversivi”. Una placca all’ingresso dell’università, raffigurante gli scritti della Rosa Bianca, ne ricorda le eroiche gesta.

L'Oktoberfest di Monaco L’Oktoberfest di Monaco

Universalmente nota per l’Oktoberfest, la più grande e antica Festa della Birra del mondo, Monaco vanta un considerevole numero di birrifici, i più famosi dei quali sono Augustiner-Bräu, Löwenbräu e Paulaner. Il cibo più tipico sono probabilmente i würstel bianchi (Weißwurst) la cui importanza culturale è usata come riferimento nel tracciare l’equatore dei wurstel bianchi (Weißwurstäquator), un’ipotetica linea che divide culturalmente gli stati e le regioni appartenenti alla Germania del Sud da quelli del Nord, noti per prediligere i wurstel rossi. In compagnia di Mattia visito anche altre città significative della Baviera:

Ingolstadt, sede centrale dalla Audi, nota nella letteratura per essere la città in cui, secondo la fantasia della scrittrice Mary Shelley, l’eccentrico scienziato Viktor Frankestein darà vita alla sua omonima creatura.

Ingolstadt Ingolstadt

Ci spingiamo quindi verso Regensburg (Ratisbona), situata nella regione storica dell’Alto Palatinato, restando impressionati dalla bellezza del suo centro storico medioevale. La Cattedrale di Regensburg, risalente al Dodicesimo Secolo, è forse uno dei più significativi esempi di stile gotico tedesco e svetta imperiosa nel panorama cittadino. Di particolare interesse sono le antiche vetrate che abbelliscono la chiese, alcune delle quali risalgono addirittura al 1200. Sulla facciata laterale si trova la controversa “Judensau”, una scultura raffigurante una scrofa ai cui capezzoli sono attaccati tre ebrei. Questo tipo di statua, usata a partire dal Tredicesimo Secolo in Germania e altri paesi dell’Europa Centrale e simbolo del duraturo e diffuso antisemitismo europeo, intende dileggiare i concittadini ebrei ai quali la religione proibisce di mangiare carne di maiale.

La Cattedrale di Regensburg La Cattedrale di Regensburg

Entriamo dunque in Franconia, una regione storica che presenta caratteristiche culturali e storiche proprie, come i suoi abitanti non mancano di far notare a chiunque osi definirli bavaresi. A Norimberga visitiamo il bellissimo castello e la città vecchia. In dieci minuti di tram raggiungiamo il Tribunale di Norimberga dove vennero giudicati gli alti gerarchi nazisti alla fine della guerra. La città venne scelta come sede del processo anche a causa dell’importanza storica ricoperta durante il Terzo Reich: qui infatti si tennero le oceaniche adunate naziste, rese celebri dal film di propaganda “Il Trionfo della Volontà” di Leni Riefenstahl, durante le quali oltre 700000 soldati confluirono nella città per celebrare la rinascita della Germania. La città è attraversata dal fiume Pegnitz e dal canale artificale Meno-Danubio, grazie al quale è possibile navigare dal Mar Nero fino al Mare del Nord.

Regensburg e il Danubio Regensburg e il Danubio

Qualche anno più tardi mi troverò nuovamente a visitare la Franconia, approfittando di una conferenza che devo attendere per lavoro. Sarò quindi a Würzburg, ospite di Johanna, una couchsurfer polacca, rimanendo positivamente impressionato dalle notevoli architetture che compongono il panorama cittadino. Tra queste spicca la Residenz, un immenso palazzo barocco circondato da un ricchissimo giardino, l’Antico Ponte sul Meno (Alte Mainbrücke) e la Fortezza Marienberg, dalla quale si gode una splendida vista sulla città. In compagnia di Johanna cenerò nel ristorante Alte Krane, gustando un prelibato Schäufele, una specialità tipica regionale a base di carne di maiale cotta dopo essere stata innaffiata di birra.

Würzburg Würzburg

Degna di nota è anche la città studentesca di Bamberg, in buona parte risparmiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, cosa rara tra le città tedesche. La Cattedrale della città è probabilmente il monumento più interessante: consacrata nel 1111 e successivamente ingrandita e ricostruita, presenta un campanile in stile gotico e uno in stile romanico. Sotto il coro è seppellito Clemente II, unico papa la cui tomba non si trovi in Italia o Francia. Altri punti di interesse sono il vecchio municipio, circondato dai pittoreschi ponti sul Pegnitz, e l’Abbazia di Michaelsberg, oggi adibita a ospedale.

Il Parco della Residenz Il Parco della Residenz

Il periodo nel quale viaggerò di più attraverso la Germania coincide con il mio ultimo anno di università che passerò a Bonn, cittadina della Renania Settentrionale-Vestfalia (Nordrhein-Westfalen) il più popoloso Bundesland tedesco. Insieme alle tasse dell’università (che si aggirano intorno all’irrisoria cifra di 100€ per semestre) lo studente riceve infatti un biglietto speciale valido su tutti i treni regionali dell’intero stato federale, un’offerta che mi spingerà a visitare anche il più insignificante paesino dotato di ferrovia.

Nürnberg, panorama Nürnberg, panorama

Il frequente utilizzo dei treni della Deutsche Bahn, il gruppo che gestisce le ferrovie tedesche, contribuirà però a sfatare il mito italiano secondo il quale “i treni tedeschi sono puntuali” e “l’infrastruttura è ottima”. Anzi, mi trasformerò rapidamente in un Bahn-Hasser, una persona che odia la Deutsche Bahn e farò il possibile per evitare di viaggiare con i loro convogli. Un tedesco potrebbe risentirsi nel leggere questo, soprattuto visto che i disservizi di Trenitalia sono leggendari anche dall’altro lato delle Alpi, ma la mia esperienza personale parla chiaro: tre quarti dei treni a breve percorrenza su cui ho viaggiato hanno avuto almeno quindici minuti di ritardo con picchi fino a cinquanta minuti per imprecisati “Systemstörungen”. Su quelli a lunga percorrenza sono arrivato ad avere sei ore di ritardo causa “neve” che nei paesi tedeschi non è certo una rarità, specie il Ventitrè di Dicembre. Le stazioni non sono dotate nemmeno di sale d’aspetto sui binari, cosa che potrebbe invece risultare comoda con una temperatura esterna di -15°C.

Nürnberg, adunata nazista Nürnberg, adunata nazista

L’automazione dei treni è anche fonte di parecchie perplessità: ho visto famiglie divise da una porta scorrevole non più apribile essendo il treno in procinto di partire (“Das Deutsch-Bahn System ist unmenschlich” si lamenterà il padre riuscito a salire sul treno col controllore). Celebre è anche il caso dei passeggeri svenuti a causa dell’effetto serra creatosi nei vagoni, dato che i progettisti non avevano previsto che la temperatura esterna potesse raggiungere i 38°C. Infine vanno menzionati i prezzi esorbitanti e le offerte fintamente economiche che contraddistinguono la compagnia. Ci sono ovviamente aspetti anche positivi: la rete è capillare e il sito web di Deutsche Bahn, a parte qualche dubbia scelta di usabilità, è forse il più completo d’Europa in fatto di orari e scelta dei percorsi.

Bonn, ex-capitale tedesca Bonn, ex-capitale tedesca

La ragione di tanta incompetenza e disinteresse, magistralmente riassunti nella canzone “Deutsche Bahn” dei Wise Guys, è da imputare in buona parte a una vecchia legge che garantiva a DB il monopolio assoluto dei trasporti terrestri sulle tratte dotate di stazioni ferroviarie. Solo da qualche anno tale legge è stata abolita permettendo a diverse compagnie di pullman di entrare nel mercato (è questo il caso dell’ottima compagnia MeinFernBus). La speranza è che Deutsche Bahn riesca a risollevare i propri standard per raggiungere i livelli di puntualità ed efficienza che contraddistinguono la nazione in cui opera. In attesa che questo accada, torniamo al racconto principale.

Bonn, Münster Bonn, Münster

Bonn è una città gradevole e ben tenuta, con un elegante promenade sul Reno e alcune interessanti architetture, come il palazzo barocco di Poppelsdorf e l’antico Duomo, costruito intorno all’Undicesimo Secolo. Per gli studenti appena giunti in città sono previsti dei coupon di benvenuto che permettono accesso gratuito alle maggiori attrazioni culturali, come un giro in barca verso la sponda di Königswinter, un ingresso al teatro nazionale e una visita alla casa di Beethoven.

Come già accennato, la città di Bonn è nota per aver dato i natali al musicista e compositore Ludwig Van Beethoven (1770 - 1827), anche se questi passerà buona parte della sua vita adulta a Vienna o nei suoi dintorni. Per volere del primo cancelliere tedesco del dopoguerra Konrad Adenauer, Bonn è stata anche la capitale provvisoria della Germania dell’Ovest. Venne preferita ad Amburgo e Francoforte, oltre che per ragioni logistiche, anche per il motivo che le altre città, economicamente più rilevanti, avrebbero potuto mantenere lo stato di capitale in maniera permanente. Nel 1991 un intenso dibattito, che vedeva grossomodo contrapposti gli stati del Nord e dell’Est a quelli del Sud e dell’Ovest, interessò il paese per determinare se Berlino, città tristemente legata all’ideologia nazista, dovesse nuovamente essere la capitale della Germania unita. Il parlamento tedesco decise infine 338 contro 320 per la restaurazione dell’antica capitale pur lasciando la sede officiale di ben sei ministeri nazionali a Bonn.

Aachen Aachen

Il primo shock culturale tedesco arriva al momento della registrazione al municipio: tra le domande di rito, tipo residenza, stato civile e nazionalità, la segretaria chiede con noncuranza: “Haben Sie eine Religion?” (“Appartiene a qualche religione?”). Sorpreso dalla domanda chiedo ulteriori informazioni al riguardo scoprendo che l’indagine ha fini prettamente esattoriali: in base alla religione di appartenenza una certa quantità del reddito verrà versato alla relativa confessione. Questo riflette la diversità religiosa del paese: un terzo degli abitanti è protestante evangelica (predominante al Nord), un terzo cattolica (predominante al Sud) e un terzo non appartenente a nessuna religione (in genere negli stati della ex-DDR).

Il Palazzo di Brühl Il Palazzo di Brühl

Lo studentato in cui vivo (il Römerlager) offre camere con cucina privata e quindi è difficile conoscere altri studenti. Ciononostante, dopo ripetuti tentativi di conoscere i miei vicini, riesco ad integrarmi in un gruppo di giovani tedeschi, senza stringere però amicizie particolarmente profonde. L’esperienza più significativa, fatta eccezione per una serie di accesi tornei di biliardino, è una Serata Taboo durante la quale posso cimentarmi nel “Gioco delle parole proibite” in tedesco.

I miei compagni di corso provengono da tutto il mondo ma gli studenti migliori della classe sono indubbiamente due tedeschi, i quali, fortunatamente, sono anche simpatici e diventiamo presto buoni amici. Daniel, geniale inventore e infaticabile programmatore, è originario delle vicinanze di Aachen e sembra spesso annoiato dalle lezioni, come se tutto quello che viene raccontato fosse evidente. Marius, originario della Svevia, è invece uno studente schiacciasassi dotato di un’incredibile curiosità e di una volontà di ferro che lo supportano nelle numerose ore di studio. Insieme formiamo un bel gruppetto e superiamo con successo i difficili esami dell’anno accademico.

Colonia, panorama Colonia, panorama

Grazie a Daniel entro superficialmente in contatto con l’antico, e a tratti misterioso, mondo delle Studentenverbindung, le fratellanze studentesche. Nate nelle più antiche università di lingua tedesca d’Europa (come Praga, Vienna e Heidelberg) queste organizzazioni hanno da sempre rivestito un’importanza sociale nel formare e tessere relazioni tra i nuovi studenti, sviluppando negli anni diversi rituali e codici propri. Tra questi si distingue il Zirkel, una specie di stemma della fratellanza nel quale sono in genere indicate le iniziali del nome seguite dalle lettere v, c e f (latino per “vivat circulus fratrum”, “possa vivere il circolo della fratellanza”) e concluse con un punto esclamativo a significare la presenza di studenti nella casa.

Stemma della Fratellanza di Colonia Stemma della Fratellanza di Colonia

Per via di Daniel arriva anche il secondo shock culturale, verso le tre di una fredda notte di Novembre. Daniel ed io, di ritorno da una festa, siamo in procinto di attraversare una lunga stradina a due corsie sulla quale non si vedono auto nel raggio di chilometri. Il semaforo diventa rosso ma io, senza neanche pensarci, tiro dritto. A metà strada mi accorgo però che Daniel è rimasto indietro. Mi volto e vedo che sta aspettando sul marciapiede guardandomi con stupore come se fossi un criminale incallito. Lentamente il semaforo rosso inizia a lampeggiare per poi diventare verde. Solo allora il mio amico compie il primo passo e mi raggiunge qualche secondo più tardi commentando alla mia occhiata sardonica: “Le regole della strada vanno rispettate”. Da notare che nelle vicinanze dei semafori si trovano