Canzoni (1974)

La Città Vecchia

Fabrizio De Andrè

La Città Vecchia da Canzoni, Fabrizio De Andrè
La Città Vecchia, testo
Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica della donnaccia
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l'esperienza
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte
porteran sul viso l'ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti può dare una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette
quando incasserai delapiderai mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire "Micio bello e bamboccione".

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
In quell'aria spessa carica di sale, gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Se tu penserai, e giudicherai da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.
La Città Vecchia, originale
Spesso, per ritornare alla mia casa
Prendo un'oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
Qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
Dall'osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l'infinito
nell'umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio
Che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d'amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s'agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
Il mio pensiero farsi
Più puro dove più turpe è la via.
La Città Vecchia, note e significato

La musica de La Città Vecchia è ispirata a quella de Le Bistrot di Georges Brassens, edita nel 1960. Il testo prende spunto dall'omonima poesia di Umberto Saba, e comincia con una citazione di Jacques Prévert ("Le soleil du bon Dieu ne brill'pas de notr' côté / Il a bien trop à faire dans les riches quartiers").

La Città vecchia è comparsa, oltre che come 45 giri, anche in Tutto Fabrizio De André, una raccolta edita nel 1966.

Copertina Tutto Fabrizio De André

La prima stesura del brano conteneva i seguenti versi:

"Quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia
quella che di notte stabilisce il prezzo della tua gioia"

in seguito censurati e sostituiti con:

"Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie
Quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie"

La Città Vecchia, tablatura e accordi
Grazie ad Alberto Fornasier

  LA-                    RE-              SOL7          DO
Nei quartieri dove il sole del buon Dio non da' i suoi raggi,
  RE-                     LA-                   SI7    MI
ha gia' troppi impegni per scaldar la gente d'altri paraggi...
  LA-              RE-              SOL7    DO
una bimba canta la canzone antica della donnaccia,
  RE-                    LA-              MI                   LA-
quel che ancora non sai tu lo imparerai solo qui fra le mie braccia.

E se alla sua eta' le difettera' la competenza,
presto affinera' le capacita' con l'esperienza.
Dove sono andati i tempi d'una volta, per Giunone,
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po' di vocazione?

Intermezzo:
|-0-0-0-0-0-0-1-1-1-1-1-0-|-------0-3-1-0---0-|
|-------------------------|-3-0-3---------3---|
|-------------------------|-------------------|
|-------------------------|-------------------|
|-------------------------|-------------------|
|-------------------------|-------------------|

|-0-----------------------|-0-1-0-----------|
|---3-3-3-3-3-3-1-1-1-1-1-|-------3-1-0-----|
|-------------------------|-------------2-2-|
|-------------------------|-----------------|
|-------------------------|-----------------|
|-------------------------|-----------------|

  DO-            FA-            SIb       MIb
Una gamba qua, una gamba la', gonfi di vino,
  FA-                DO-              RE7     SOL
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino.
  DO-             FA-              SIb       MIb
Li troverai la' col tempo che fa estate e inverno,
  FA-              DO-                SOL                     DO-
a stratracannare, a stramaledir le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan la' la felicita' dentro a un bicchiere,
per dimenticare d'esser stati presi per il sedere.
Ci sara' allegria, anche in agonia, col vino forte,
porterai sul viso l'ombra di un sorriso fra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone
forse quella che sola ti puo' dare una lezione.
Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie,
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

Tu la cercherai, tu la invocherai piu' di una notte,
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette.
Quando incasserai, dilapiderai mezza pensione,
diecimila lire per sentirti dire: "micio bello e bamboccione".

[Intermezzo]

Se t'inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli,
in quell'aria spessa, carica di sale, gonfia di odori:
li' ci troverai i ladri, gli assassini ed il tipo strano,
quello che ha venduto per tremila lire sua madre ad un nano.

Se tu penserai e giudicherai da buon borghese,
li condannerai a cinquemila anni piu' le spese;
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo.

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