Via Paolo Fabbri 43 (1976)

Il Pensionato

Francesco Guccini

Il Pensionato da Via Paolo Fabbri 43, Francesco Guccini
Il Pensionato, testo
Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare, l'odore quasi povero di roba da mangiare.
Lo vedo nella luce che anch'io mi ricordo bene di lampadina fioca, quella da trenta candele,
fra mobili che non hanno mai visto altri splendori, giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori,
fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani: mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani.

Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina, aprire la persiana, tirare la tendina,
e mentre sto fumando ancora un'altra sigaretta andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta
e poi lo incontro ancora quando viene l'ora mia, mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia:
"Buon giorno, Professore. Come sta la sua signora? E i gatti, e questo tempo che non si rimette ancora..."

Mi dice cento volte fra la rete dei giardini di una sua gatta morta, di una lite coi vicini,
e mi racconta piano, col suo tono un po' sommesso di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso.
Io ascolto, e i miei pensieri corron dietro alla sua vita, a tutti i volti visti dalla lampadina antica,
a quell'odore solito di polvere e di muffa, a tutte le minestre riscaldate sulla stufa,
a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo, a come da quel posto si può mai vedere il mondo,
a un'esistenza andata in tanti giorni uguali e duri, a come anche la storia sia passata fra quei muri.

Io ascolto e non capisco, e tutto attorno mi stupisce la vita, com'è fatta e come uno la gestisce,
e i mille modi e i tempi, poi le possibilità, le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità,
e ancora mi domando se sia stato mai felice, se un dubbio l'ebbe mai, se solo ora si assopisce,
se un dubbio l'abbia avuto poche volte oppure spesso, se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso.

Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo:
non posso o non so dir per niente se peggiore sia a conti fatti la sua solitudine o la mia.
Diremo forse un giorno: "Ma se stava così bene..." Avrà il marmo con l'angelo che spezza le catene,
coi soldi risparmiati un po' perchè non si sa mai, un po' per abitudine: son sempre pronti i guai.
Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti: "Piacere", "È mio", "Son lieto", "Eravate suoi parenti?"
e a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena, soltanto un'impressione che ricorderemo appena.
Il Pensionato, note e significato

"Il pensionato" si ispira alla figura del signor Mignani, anziano vicino di casa di Guccini a Bologna. Si racconta che la "lite coi vicini" riportata nella canzone sia in realtà un piccolo bisticcio avvenuto con Guccini stesso, reo di aver fatto passare il cavo dell'antenna tv sul tetto del signor Mignani. Racconta a tal proposito Guccini:

"Scrissi Il Pensionato ispirandomi al mio vicino. Quello che abitava al civico 45. Un giorno esco di casa e la signora che abitava cinque metri più avanti mi dice: ‘abbiamo saputo che ha scritto una canzone sul signore del 45. La prossima tocca a noi del civico 47'. 'Ovvio', rispondo sorridendo. La mattina dopo squilla il telefono alle sei e mezzo. Io, che allora tiravo tardi, forse mi ero addormentato da mezz'ora. Era la signora che avevo incontrato la mattina. ‘Mi scusi professore, ma ci abbiamo pensato. Non abbiamo piacere che scriva una canzone su di noi, se potesse non farla saremmo contenti'"

Piccola curiosità: Guccini acquistò, dopo la sua morte, la casa del vicino (situata al numero 45 di via Fabbri), in modo da poter allargare la sua abitazione.

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