La Pulce d’Acqua (1977)

La Sposa Rubata

Angelo Branduardi

La Sposa Rubata da La Pulce d’Acqua, Angelo Branduardi
La Sposa Rubata, testo
Da tre notti non riposo
resto ad assoltare:
è la vipera che soffia,
soffia presso l'acqua.

Ho composto un canto nuovo,
vieni ad ascoltare
della sposa che al banchetto
mai più ritorno fece.

C'era un invitato in più
che la rimirava:
"Alla mia gente vorrei mostrare
il tuo abito da sposa"
.

Lei ingenua lo segui`
cerca di tornare,
fino a notte attesa,
lei non ritornò.

Se ne andava in piena notte
da solo un suonatore,
ma davanti gli si parò
il signore sconosciuto:

"Forse tu cerchi la sposa
che andò perduta,
se hai cuore di seguirmi
da lei ti condurrò"
.

E una barca lo portò
lungo un'acqua scura,
ritrovò la sposa
e aveva vesti d'oro.

"Il mio anello ti darò,
portale al mio uomo,
qui non soffro più
nè male nè desiderio"
.

Il suonatore si girò,
fece un solo passo
poi gridare la senti`
nell 'acqua che la soffocava.

Come luce lei brillava
quando sposa andò,
dove mai l'avrà portata
il signore che la rubò.

Da tre notti non riposo
resto ad ascoltare:
è la vipera che soffia,
soffia presso l'acqua.
Ar plac'h dimezet gant Satan, originale
I
Selaouit holl, bihan ha bras,
Ar barzh-baleer ur wech c'hoazh.

Ur werz nevez am eus savet;
Kozh ha yaouank, deuit d'he c'hlevet.

An dra-mañ pa oa degouezhet,
N'oan ket daouzek vloaz achuet.

N'oan ket daouzek vloaz achuet,
Ha setu m'em zri-ugentvet.

Deuy d'am selaou neb a garo,
Da selaou ar baleer-bro;

Deuit d'am selaou holl, mar keret;
Benn ur pennad na reot ket.

II
Teir noz n'am eus kousket banne,
Nag henoz na rin adarre,

Gant c'hwibanoù an naer-wiber,
O c'hwibanat war lez ar stêr.

Hi lavare dre he c'hwiban:
- Setu ganin-me c'hoazh unan !

Eus ar gêr-mañ 'm eus bet pevar,
Heb charrat nikun d'an douar.-

Daou zen yaouank a ziaze
A oe dimezet an deiz-ze.

Triwec'h kemener a oe bet
D'aozañ dezhi sae he eured;

D'aozañ dezhi sae he eured,
Oa enni daouzek a stered;

Oa enni daouzek a stered,
Hag an heol hag al loar pintet,

Triwec'h kemener d'he gwiskañ,
Nemet Satan d'he diwiskañ.

An oferenn pa oe kanet,
E tistroas barzh ar vered.

O vonet tre barzh an iliz,
Oa ker kaer evel bleun al liz;

O tont en-dro trezek dor-zal,
Oa ker ven hag un durzhunell.

Setu un aotrou bras fichet,
Hag eñ penn-da-benn houarneset;

Hag un tok-houarn aour war e benn,
Hag ur paltog ruz war e gein;

- He lagad evel luc'hedenn,
Dindan e dog-houarn en e benn;

Ha gantañ un inkane saoz;
Hag eñ ken du evel an noz,

Un inkane, tan diouc'h e dreid,
Evel hini 'n aotrou marc'heg,

An aotrou Piar Izel-vet,
(Bezet gant Doue pardonet !)

- Taolit din-me ar plac'h nevez,
Da gas da welet d'am zud-me;

Da gas d'am zud-me da welet;
Bremaik e vin distroet.-

Kaer oa gortoz ar plac'h nevez,
Ar plac'h nevez na zistroas.

III
Pa oa sonerien an ebad
O tont d'ar gêr noz-diwezhat,

Setu an aotrou bras fichet:
- C'hoari gaer er fest a zo bet?

- C'hoari gaer a-walc'h en eured,
Med ar plac'h nevez zo kollet.

- Ar plac'h nevez a zo kollet?
Ha c'hoant vez ganeoc'h d'he gwelet?

- C'hoant a-walc'h hor bo d'he gwelet,
Ma n'hor bo poan na droug ebet.-

Oa ket ho c'homz peurlavaret
Pa oant gant an aod degouezhet;

Ha gant ul lestr degemeret,
Hag ar mor bras a oa treuzet,

Lenn an Anken hag an Eskern,
Ha pa oant e toull an ifern.

- Setu sonerien hoc'h eured
A zo deut evit ho kwelet.

Petra rofac'h d'an dud vat-mañ,
A zo deut d'ho kwelet amañ?

- Dalit seizenenn va eured.
Kasit-hi ganeoc'h, mar keret;

Dalit bizoù aour va eured,
Kasit-hen d'ar gêr d'am fried.

Livirit dezhan: "Na ouel ket,
N'he deus na c'hoant na droug ebet."


Kasit-hen d'ar gêr d'am fried,
A zo intañv deiz e eured.

Me zo en ur gador aouret,
O veskiñ mez d'ar re zaonet.-

IV
N'o doa ket graet ur gammed grenañ,
Pa glevzont tenn' ur youc'hadenn:

- Mil mallozh deoc'h-hu, sonerien !-
Puñs an ifern oa war he fenn.

Mar defe he seizenn miret
Koulz ha bizoù aour he eured,

Koulz hag he bizoù benniget,
Puñs an ifern oa kounfontet.

V
An neb a ra tri dimizi;
Tri dimizi hep eureujiñ,
Ez a d'an ifern da leskiñ,

Ken distak diouzh ar baradoz,
Ha 'mañ 'n delienn sec'h diouzh ar roz;

Ker kuit diouzh baradoz Doue,
Ha 'mañ 'r skourr troc'het diouzh ar gwez
La Sposa di Satana, originale tradotto
I
Lasciate che il bardo vagabondo suoni per voi
per tutti, anziani e giovani, questa nuova canzone

ho scritto questa canzone per voi
venite e ascoltate, giovani e vecchi

Quando ascoltai per la prima volta tutto questo
non avevo ancora tredici anni

Ero un bambino nel mio dodicesimo anno d'età
e ora ha sessant'anni l'uomo davanti a voi

Ascoltate se ne avete voglia
per sentire di uno che ha visto molte posti

Sbrigatevi, ascoltate con attenzione
perché me ne andrò tra poco

II
Non sono riuscito, nelle ultime tre notti,
a prender sonno, e andrò avanti così

per via di una vipera che sibila
qui sulla sponda del fiume

e dice, col suo tono sibilante
"Ora ne ho preso un altro

ne ho presti quattro in questa cittadina
che non sono stati seppelliti"


Due giovani di buona famiglia,
che avrebbero dovuto sposarsi

diciotto sarti che erano venuti
per preparare l'abito nuziale.

per adornare l'abito della sposa
con sei stelle a ogni lato,

vicino alle stelle ricamate,
vennero disegnati il sole e la luna.

Diciotto sarti servirono per vestire
colei, che Satana da solo bastò a svestire

Dopo che la messa nuziale venne celebrata,
lei ritornò nella chiesa.

Quando entrò nell'androne
era come un giglio fiorente

ma quando ne uscì,
era una debole tortora morente.

Un gran signore ben vestito
e in armatura,

con un elmo d'oro sulla sua testa
e un mantello rosso sulle sue spalle,

apparve. I suoi occhi erano dardeggianti
e bruciavano sotto l'elmo di metallo.

E cavalcava un nobile cavallo della Sassonia
oscuro e inquietante come il cielo di mezzanotte

i suoi calzari scintillavano nella notte
così come il suo cavallo

Il Signor Peter di Izelvet
(che Dio perdoni i suoi peccati!)

mi dia la sposa: sia fatto così.
La porterò dai miei cari

per mostrar loro la sposa che mi hai dato
ti prometto che tornerò presto

Aspetterono a lungo e invano
la sposa non venne più rivista.

III
Quando i musicanti del matrimonio
stavano rientrando a casa,

il maestoso signore venne verso di loro
- Siete voi che avete suonato alla festa?

- Abbiamo fatto del nostro meglio,
ma temiamo che la sposa sia smarrita.

- Davvero, avete perso la sposa?
Volete sapere dove è andata a nascondersi?

- Questo ci rasserenerebbe molto
ammesso che non ci venga fatto alcun male

Non ebbero tempo di dire altro
e avevano già abbandonato la costa.

Navigavano su una piccola nave
e attraversarono l'oceano,

Superarono il Lago del Tormento e delle Ossa
fino a trovare l'entrata dell'Inferno.

- I suonatori della tua festa nuziale
vennero da Est per salutarti.

Sono stati coraggiosi. Dovresti ripagarli
per le difficoltà che hanno affrontato.

- D'accordo, ecco il mio velo nuziale.
Se volete, portatelo a lui.

Ecco l'anello del mio matrimonio.
Portatelo nella casa del mio sposo.

Ditegli: 'Non piangere:
lei non soffre più né male né desiderio!'

Portatelo al mio uomo
sposa e vedova nello stesso giorno.

Guardate, ora siedo su un trono dorato
e preparo vino al miele per i dannati.

IV
Erano ormai prossimi a tornare
a casa, quando un grido squarciò l'aria:

- Maledetti musicanti! Guardate ciò che avete fatto!
gli abissi infernali l'hanno inghiottita.

Se il suo velo, sopra ogni altra cosa,
avesse tenuto, insieme al suo anello d'oro,

con l'anello che il sacerdote ha benedetto
non avrebbe sofferto questa pena.

V
Chiunque sia stato fidanzato tre volte
e altrettante volte abbia rotto il fidanzamento
assaggerà la collera divina all'Inferno.

E sarà lontano dal Paradiso
come le foglie morte dal loro albero,

come la rosa colta dal bocciolo,
tanto lontana dal Giardino Incantato.
La Sposa Rubata, note e significato

La Sposa Rubata si ispira al racconto bretone Ar plac'h dimezet gant Satan ("La Sposa di Satana"). L'origine del brano è sconosciuta ma appare per la prima volta nel 1839 nella raccolta Barzaz Breiz ("Ballate Bretoni"), compilata del filologo francese da Hersart de la Villemarqué (1815- 1895).

Il testo originale narra di una donna portata via nel giorno del suo matrimonio da un gran signore. La festa di matrimonio viene celebrata senza la sposa, nella speranza che lei ritorni. Alla fine di questa, il signore propone ai musicanti del banchetto di condurli dalla sposa. Arrivano così nel Lago del Tormento e delle Ossa che si apre sopra gli abissi dell'Inferno. Lì trovano la sposa seduta su un trono d'oro.

Incalzata dal Diavolo, la donna restituisce l'anello e il velo nuziale così che siano portati al suo sposo; essendosi privata della protezione di questi simboli sacri, viene inghiottita dall'abisso. Si scopre che la donna era colpevole di essersi fidanzata tre volte:

Chiunque sia stato fidanzato tre volte
e altrettante volte abbia rotto il fidanzamento
assaggerà la collera divina all'Inferno.

Una risposta a “La Sposa Rubata”

  1. Bella, non va presa alla lettera ma è profonda, poi se sia giusto lasciare tre fidanzati è da decidere caso per caso (dipende anche da come si comportano loro). Saluti a tutti.

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