Anime Salve (1996)

Smisurata Preghiera

Fabrizio De Andrè

Smisurata Preghiera da Anime Salve, Fabrizio De Andrè
Smisurata Preghiera, testo
Alta sui naufragi
dai belvedere delle torri
china e distante sugli elementi del disastro
dalle cose che accadono al di sopra delle parole
celebrative del nulla
lungo un facile vento
di sazietà di impunità

Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta

Recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie
Coltivando tranquilla
l'orribile varietà
delle proprie superbie
la maggioranza sta
come una malattia
come una sfortuna
come un'anestesia
come un'abitudine

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità, di verità

Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli
con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità

Ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco
non dimenticare il loro volto
che dopo tanto sbandare
è appena giusto che la fortuna li aiuti

come una svista
come un'anomalia
come una distrazione
come un dovere.
Smisurata Preghiera, note e significato

Smisurata Preghiera è considerata il testamento spirituale di De Andrè, che, quasi trent'anni prima, aveva cominciato la sua carriera discografica con Preghiera in Gennaio. La canzone cattura lo spirito anarchico e individualista di De Andrè, diventando un grido contro le leggi e i compromessi imposti dalla società, dai più forti, dai più numerosi. Racconta a tal proposito l'autore:

L'ultima canzone dell'album è una specie di riassunto dell'album stesso: è una preghiera, una sorta di invocazione... Un'invocazione ad un'entità parentale, come se fosse una mamma, un papà molto più grandi, molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime come una divinità; le chiamiamo Dio, le chiamiamo Signore, la Madonna. In questo caso l'invocazione è perché si accorgano di tutti i torti che hanno subito le minoranze da parte delle maggioranze.

Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi... dire 'Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni' e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze. La preghiera, l'invocazione, si chiama 'smisurata' proprio perché fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso.

Il testo di Smisurata Preghiera è in buona parte un collage di versi del poeta colombiano Álvaro Mutis (1923 - 2013), che De André lesse nel testo Summa di Maqroll il Gabbiere. Antologia poetica 1948-1988. Di seguito sono riportati le diverse stanze usate nella canzone:

Programma per una poesia (1952)
     I viaggi

Coloro che vivono in mezzo al mare da tanti secoli e che nessuno conosce perché viaggiano sempre in direzione contraria alla nostra. Da loro dipende l’ultima goccia di splendore.

Gli elementi del disastro (1953)
     Preghiera di Maqroll

Oh Signore! Accogli le preghiere di questo scrutatore supplicante e concedigli la grazia di morire avvolto nella polvere delle città, addossato alle gradinate di una casa infame e illuminato da tutte le stelle del firmamento.

    Trilogia
    Dalla città

Chi guida la colonna di fumo e dolore che lasciano le battaglie al calar della sera? Né il piú miserabile, né il piú vizioso né il piú debole e dimenticato degli abitanti ricorda alcunché di questa storia.

Rassegna degli Ospedali d’Oltremare (1959)

Con il nome Ospedali d’Oltremare il Gabbiere abbracciava un’ampia teoria di mali, angosce, giorni a vuoto passati in attesa di nulla, vergogne della carne, assenze d’amicizia, debiti mai pagati, settimane d’ospedale in terre sconosciute curando gli effetti di lunghe navigazioni per acque avvelenate e climi maligni, febbri dell’infanzia, insomma, tutti quei passi che l’uomo fa consumandosi verso la morte, spendendo forze e beni per giungere alla tomba e finire racchiuso nell’occhiaia del proprio spreco.

     Bando degli ospedali

Ascoltate il passo attutito dei rumori lontani, che parlano della presenza d’un mondo che viaggia ordinatamente verso il disastro degli anni, verso l’oblio, verso lo stupore nudo del tempo!

     Frammento

Il treno ritornava di notte con un rumore di ferri che colpiscono malamente, con uno scandalo metallico d’armi arrugginite in disuso, con uno stridio amaro di catafalco impossibile nella solitudine marina e lunare.

   L’ospedale dei superbi

Lí pativano i Superbi, coloro che guidavano la città, proprietari e dispensatori di tutte le prebende, coloro che in ultima istanza decidevano dal contratto per la costruzione di un grande stadio fino all’infimo conto di un operaio delle fogne. Il disordine dei loro poteri, la varietà orribile delle loro superbie, espressa in ogni caso con le sfumature piú profonde e laceranti;

    Moirologhia

Le tue ferme credenze, i tuoi vasti programmi per stabilire una complicata fede di categorie e simboli; la tua misericordia con gli altri, la tua carità in casa, l’ansia per il prestigio della tua anima tra i vivi, i tuoi lumi da sapiente, in che buco nero colpiscono ora, come inciampano vanamente nella tua materia sconfitta.

     Caravanserraglio

1
Nel dialetto del Distretto di Birbhum, a ovest di Bengala, si ventilano i modesti affari degli uomini, un sordido rosario di astuzie, ambizioni meschine, stanca lussuria, paure millenarie. Il solito, dinanzi al mare in silenzio, mansueto come un latte vegetale, sotto le stelle incontabili.

7
Ad Akaba lasciò l’impronta della sua mano sui muri degli abbeveratoi. A Gdynia si lamentò di aver perso i documenti in una rissa di taverna, ma non volle dare il suo vero nome. A Recife offrí i suoi servizi al Vescovo e finí per rubare l’ostensorio di latta placcata in similoro. Ad Abidjan curò la lebbra toccando i malati con uno scettro posticcio e recitando in tagal una pagina del registro delle dogane.

È allora che il fiume mi conferma la mia irredenta condizione di viaggiatore, sempre disposto ad abbandonare tutto per aggregarmi al dominio capriccioso e saggio delle acque in movimento, sul cui dorso sarà piú facile e meno doloroso attraversare l’ampio delta dell’oblio irrimediabile e benefico.

5 risposte a “Smisurata Preghiera”

  1. De André è un grande poeta e del poeta ha la sensibilità e la capacità espressiva. Le sue idee sono tutte profondamente vere . Purtroppo non dice mai come si dovrebbe fare, proprio perché è impossibile saperlo in modo sicuro. Forse anche la politica dei politicanti avrebbe bisogno della pietas di De André.

  2. Qualcuno dice con sufficienza “Io De André non lo capisco”. Poveretti, non sanno che De Andrè, che personalmente pongo al vertice dei cantautori, come Mahler nella musica sinfonica, non va capito, va interpretato. Tutto qui. E questa Smisurata Preghiera mi è particolarmente cara in quanto anche io, nel mio piccolo, per tutta la vita ho nuotato controcorrente. Senza eroismi, senza posizioni estreme, no. E sarà per questo che molti mi considerano un “diverso”, giudizio che non mi tocca minimamente. Poi, il finale, quel finale, di note che si allargano in cerchi concentrici come provenienti dall’infinito, vaganti per i cieli…

  3. L’analisi di De André rimane sempre affascinante e profonda, ma nella situazione in cui l’Italia si trova ora forse non basta più la soluzione del poeta di chiudersi nella propria individualità anarchica. Forse la maggioranza infame e incompetente di adesso che sta togliendo agli individui perfino la facoltà di muoversi, di pensare e di lavorare merita qualche intervento di tutti.

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