Amore nel Pomeriggio (2001)

Il Cuoco di Salò

Francesco De Gregori

Il Cuoco di Salò da Amore nel Pomeriggio, Francesco De Gregori
Il Cuoco di Salò, testo
Alla sera vedo donne bellissime
da Venezia arrivare fin qua.
E salire le scale e frusciare
come mazzi di rose.
Il profumo rimane nell'aria
quando la porta si chiude
ed allora le immagino nude aspettare.
Sono attrici scappate da Roma
o cantanti non ancora famose.
Che si fermano per una notte
o per una stagione.
Al mattino non hanno pudore
quando scendono per colazione,
puoi sentirle cantare.
Se quest'acqua di lago fosse acqua di mare,
quanti pesci potrei cucinare stasera.
Anche un cuoco può essere utile in una bufera,
anche in mezzo a un naufragio si deve mangiare.
Che qui si fa l'Italia e si muore.
dalla parte sbagliata.
In una grande giornata si muore,
in una bella giornata di sole,
dalla parte sbagliata si muore.
E alla sera da dietro a quei monti
si sentono colpi non troppo lontani.
C'è chi dice che sono banditi
e chi dice americani.
Io mi chiedo che faccia faranno
a trovarmi in cucina
e se vorranno qualcosa per cena.
Se quest'acqua di lago potesse ascoltare,
quante storie potrei raccontare stasera.
Quindicenni sbranati dalla primavera,
scarpe rotte, che pure li tocca di andare.
Che qui si fa l'Italia e si muore,
dalla parte sbagliata.
In una grande giornata si muore,
in una bella giornata di sole.
Dalla parte sbagliata si muore
in una grande giornata si muore,
dalla parte sbagliata,
in una bella giornata di sole,
qui si fa l'Italia e si muore.
Il Cuoco di Salò, note e significato

La musica de "Il Cuoco di Salò" è di Franco Battiato.

Numerose sono le polemiche sorte a proposito de "Il Cuoco di Salò" che alcuni critici lessero in chiave revisionista. De Gregori racconta così il significato della canzone:

Non si prende la parte della Sinistra o della Repubblica di Salò. Non era mia intenzione, attraverso questa canzone, ribadire - se ce ne fosse bisogno - che io sono un uomo di sinistra e che quindi ho, diciamo, un'idea chiara su quello che è il giudizio storico, politico, morale sul fascismo e sulla Repubblica di Salò. Non è questa l'intenzione, perchè non è una canzone politica. Sottolineare che coloro che aderirono a Salò morirono dalla parte sbagliata, viene da sé.

Tra l'altro il verso 'dalla parte sbagliata si muore', non voleva essere una mia notazione dall'alto, in cui io che scrivo la canzone punto l'indice e dico: attenzione ascoltatori, questi stavano dalla parte sbagliata! Sono loro stessi, che in questo canto dicono di stare dalla parte sbagliata.

Credo che questo fosse un sentimento abbastanza diffuso, forse in maniera più o meno conscia, fra coloro che avevano scelto di militare nella Repubblica sociale. Sicuramente sapevano di andare incontro a una sconfitta storica, non solo ad una sconfitta militare. L'unico punto della canzone che secondo me, per come l'ho scritto, può essere non revisionista, perché arriverebbe molto in ritardo rispetto all'analisi storiografica sul periodo, ma sul quale possiamo discutere è il verso 'qui si fa l'Italia e si muore', citazione, appunto, di Garibaldi, e come dire, questi facevano l'Italia? Ecco, ora però il discorso sulla guerra civile o guerra di liberazione è sempre stato visto male dalla sinistra fino a una decina d'anni fa. Poi c'è stato il libro molto importante, che sicuramente alcuni di voi avranno letto, di Claudio Pavone, dove si dice una volta per tutte, e credo che questo oggi nessuno lo possa contestare, che comunque anche quelli che combattevano dalla parte dei fascisti, anche i repubblichini, anche quelli alleati con i Tedeschi, erano comunque italiani. Quindi probabilmente avevano delle motivazioni forti, patriottiche, per compiere quella scelta. Questo chiaramente non vuol dire giustificarli. Non è la canzone la sede per giustificare. Voglio dire, se io faccio una canzone su Giovanna d'Arco, non devo parlare della guerra dei cent'anni, se Manzoni scrive i Promessi Sposi, non deve spendere più di poche righe, fra l'altro anche le più noiose, per descrivere la guerra di successione al Ducato di Mantova e la dominazione spagnola. No, la canzone vive di altre cose, insomma.

La canzone poi parla di quindicenni. Noi dobbiamo distinguere, perché nella Repubblica di Salò, voi lo sapete meglio di me, ci andarono sia i primi, i vecchi fascisti, quelli che avevano fatto la marcia su Roma e che poi dopo si erano sentiti traditi, diciamo, dall'andamento borghese del regime fascista durante il ventennio... Quindi, sia questi vecchi caporioni, sia i quindicenni. Ora, chi aveva 15 anni nel 45? Quelli che erano nati nel 1930. E che cosa avevano visto queste persone cresciute negli anni Trenta? Che scuola avevano frequentato? Che Chiesa avevano avuto? Che padri e madri avevano avuto? Quando il loro compagno di scuola ebreo venne cacciato..., nessuno aveva fiatato. Il re era fascista, il Papa insomma..., più di tanto non è che... Sì, forse un po' di presa di distanza... Quindi, è chiaro che quando si parla di quindicenni andati lì...

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